Politica: La Sardegna in vendita - Salviamo Naracauli!
LA REGIONE SARDEGNA VUOLE REGALARE AI SIGNORI DEL CEMENTO
L'ULTIMO LEMBO DI SARDEGNA ... |  |
20-10-06, 10: 42
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#1 | | Forumista
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| La Sardegna in vendita Salviamo Naracauli!
LA REGIONE SARDEGNA VUOLE REGALARE AI SIGNORI DEL CEMENTO
L'ULTIMO LEMBO DI SARDEGNA RIMASTO INCONTAMINATO
Il 27 Aprile, sul sito internet della Regione Sardegna, è apparso un "Bando per la cessione, riqualificazione e trasformazione di ambiti di particolare interesse paesaggistico del Parco geominerario della Sardegna".
Sono messe in vendita, l'area di "Masua e Monte Agruxau, della superficie territoriale di circa 318.00 ettari" e l'area di "Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli, superficie territoriale di circa 329.00 ettari".
Per farne cosa? Il bando è molto chiaro, dice tra l'altro: "Strutture alberghiere ricettive con annessi centri benessere, strutture sportive e per il golf".
A che prezzo? Recita il bando: "Euro 32.520.000 per l’acquisto del compendio immobiliare di Masua e Monte Agruxau, e di Euro 11.000.000 per il compendio immobiliare di Ingurtosu-Pitzinurri-Naracauli".
Dice il bando, e sembra una beffa: "Sono le architetture di un'epoca passata, elegantissime, sui fianchi delle alte colline affacciate verso il mare, a volte a ridosso delle spiagge, sovrastate dalle creste di una catena montuosa frastagliata, fra boschi di leccio, macchia mediterranea, foreste protette. Sorgono in una zona costiera, in gran parte intatta e “scampata” alla edificazione che ha interessato molti altri tratti della costa Sarda, e carica di suggestione, di bellezza e fascino. Un vero spettacolo della natura".
TUTTO QUESTO E' DEI SARDI.
DA DOMANI SARA' DI QUALCUN ALTRO
Un vero "spettacolo della natura", che, per una cifra irrisoria, ci si appresta a regalare alle multinazionali del mattone. Un vero "spettacolo della natura", "scampato all'edificazione", afferma la Regione, è destinato all'edificazione, afferma la Regione. Basta! La Sardegna ha già dato! Inquinamento, sfruttamento selvaggio delle coste, distruzione del patrimonio storico e ambientale! La Terra Sarda è dei Sardi: nessun presidente di Regione può permettersi di regalarla ad altri.
Per farne cosa, poi? Alberghi e campi da golf! Di proprietà delle multinazionali, gestiti dalle multinazionali, dove l'unica funzione dei Sardi sarebbe ancora una volta quella di cameriere.
In una zona delicatissima da un punto di vista ambientale, dove tutti possono ammirare il cervo sardo in libertà o le bellissime dune di Piscinas, le magnifiche rovine di Naracauli, e degli altri siti in svendita, plastificate e trasformate in albergo di lusso, permetterebbero solo a Lorsignori di fruire dello "spettacolo della natura" che fino a ieri era dei Sardi. Ma il Presidente, non "ragionava" diversamente? I campi da golf, specie in regioni con scarsità d'acqua, sono un'autentica bestemmia ambientale! Si vuole perseverare? Nel bando si parla della necessità di effettuare una bonifica ambientale, salvo spiegare che sarebbe a carico della Regione. Noi ci prendiamo l'onere della bonifica, mentre il compratore si prende lo "spettacolo della natura"! Privatizzazione dei benefici e socializzazione dei costi. Niente male!
Perché, tutto questo ?
E' l'ennesima dimostrazione dell'atavica incapacità della nostra classe politica di esercitare una pratica amministrativa che non sia svendita della dignità, della cultura e della storia dei Sardi o c'è dell'altro? Perché si vuole regalare una zona tra le più belle della nostra bella isola, per farne altri alberghi e campi da golf? Se si è già devastato buona parte delle coste, se proprio si sentisse il bisogno di devastare ancora, e solo per creare pochi posti di lavoro subalterno, stagionale e ipersfruttato, non si potrebbe costruire in zone ormai compromesse?
E se lo si dovesse fare, ma altrove, non sarebbe meglio effettuare uno studio, coinvolgendo università e associazioni ecologiste, di "riconversione ambientale" anche finalizzata alla creazione di redditi, che incentivasse la costituzione di cooperative o imprese di giovani, e le supportasse e indirizzasse, piuttosto che vendere al palazzinaro di turno? Si creerebbe vero benessere, visto che i Sardi verremmo coinvolti nel processo imprenditoriale, e non ridotti a manovalanza salariata. Si avrebbe un maggiore, totale, rispetto dell'ambiente, visto che le strutture sarebbero utilizzate solo per il loro richiamo archeologico minerario, e non trasformate in centri benessere per miliardari.
Ma la Regione vuole vendere. Perché ?
DOBBIAMO FERMARE LA DEVASTAZIONE
Chiunque condivida la preoccupazione per ciò che sta avvenendo. Chiunque abbia a cuore la dignità del popolo Sardo e la tutela del suo patrimonio storico, culturale e ambientale. Chiunque, passando per quei luoghi, quelle magnifiche rovine, si sia commossa o commosso sentendo ancora risuonare i colpi di piccone dei nostri nonni che scavavano, a prezzo della loro vita nei cunicoli delle miniere, per regalarci un futuro migliore. Chiunque non voglia che quei pezzi dei nostri cuori finiscano nel portafogli del Tom Barrack di turno, mi contatti.
Faccia girare questo appello.
Scriva, protestando, alla Regione.
Prepareremo un manifesto, cercheremo adesioni di donne e di uomini, di associazioni, un movimento di pressione e di azione, sotto le finestre del Palazzo e davanti alle ruspe dei palazzinari
Dobbiamo fermare la devastazione.
__________________ RealCaimani- contro la svendita del patrimonio storico-ambientale
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20-10-06, 10: 49
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#2 | | Forumista
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| Parole al vento La Regione Sarda, guidata dal governatore Soru, ha deciso di vendere gli ex siti minerari del Sulcis/Iglesiente, per una loro trasformazione in alberghi, centri benessere e campi da golf. In particolare la gara d’appalto interessa due zone: l'area di Masua e Monte Agruxiau, di circa 318mila ettari, dove sarà consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo 160mila mc (120mila per Masua e 40mila per Monte Agruxau) e l’area di Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli, di circa 329mila ettari, dove sarà consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo di 100mila (30mila mc per Ingurtosu e 70mila per Pitzinurri e Naracauli).Appena qualche anno fa, in campagna elettorale, il governatore Soru prometteva ben altre attenzioni e tutele per il territorio della Sardegna. Chi ha detto che il potere logora chi non ce l'ha ?
REDAZIONE E-SCHOOL.IT
“Il risultato è importante ma ancora più importante è il percorso, il modo in cui si raggiunge il proprio traguardo; conta senz’altro di più il “come” piuttosto che la “meta”.
28.10.2002
L’Unione Sarda
“C’è ad Arzachena una vecchia signora che ha acquistato 160 ettari di terreno per lasciarlo così com’è. Uno stazzo, un anfiteatro naturale di rocce di granito, una foresta di lecci animata da spiriti, come tutti i luoghi non invasi dall’uomo. All’inizio gli abitanti delle zone vicine la guardavano con sospetto: perché non costruisce un villaggio turistico? Poi quando sono stati invitati alla prima grande festa campestre, hanno capito. Il vantaggio è lasciare tutto com’è. È l’insostenibilità della conservazione. Anche se costa. Anche se non paga in moneta sonante”.
11.2002
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“La Sardegna cinquant’anni fa non aveva nemmeno un albergo. Sono convinto che se fosse rimasta così oggi il suo valore turistico sarebbe decisamente superiore”.
“Il turismo che ho in testa, però, non prevede alberghi o cemento, ma qualcosa di compatibile con l’ambiente circostante”. Cuec Cooperativa Universitaria Editrice Cagliaritana
“Noi oggi abbiamo una risorsa enorme. La cautela, sulla salvaguardia ambientale, non sarà mai troppa. Io sono molto preoccupato”.
“Ogni pezzo di natura cancellato lo stiamo sottraendo ai nostri figli”.
“La bellezza è delicata e va perciò salvaguardata. Salvaguardo Cala Luna, se la faccio invadere da decine di migliaia di visitatori, per di più poco rispettosi dell'ambiente? Salvaguardo la spiaggia rosa di Budelli? No, queste perle e tutte le altre non possono essere soverchiate da una frequentazione eccessiva. Giocoforza dobbiamo valutare questo fenomeno di massa. Vorrà dire che le persone anziché stare due settimane soggiorneranno in Sardegna dieci o sette giorni”.
“È quindi giusto che sia perseguito un turismo che non tenda a massimizzare il numero delle presenze, quanto piuttosto sia in grado di distribuire reddito per le nostre popolazioni lasciando intatto o quasi il regalo che la natura ci ha fatto. Distrutto l'ambiente, non ha senso sbarcare in Sardegna, tanto vale spendere di meno sulla riviera romagnola”.
“Parlo di un turismo che soprattutto salvaguardi l'ambiente. Ogni volta che costruiamo una casa dobbiamo pensare che stiamo consumando un pezzettino d'ambiente e che non è più riproducibile”.
“Credo che stiamo trattando l'ambiente, ancora oggi, con troppa leggerezza. Le nostre coste, il nostro patrimonio naturalistico che tutti ci invidiano, lo stiamo offendendo. I turisti cercano gli spazi liberi, ampi, naturali, non inseguono la casa, le case, il cemento. Quel patrimonio lo utilizzi solo una volta, one shot, un colpo e basta. Credo che la cautela, nella salvaguardia del bene natura, non sia mai troppa. E che di questa cautela ce ne sia pochina, in Sardegna”.
“Da poco ho sentito un amministratore, di una certa città della Sardegna, e diceva: facciamo un altro porto turistico, ma facciamone anche due, e se un imprenditore ha un progetto facciamone anche tre. E poi? E poi è finito. E ai nostri figli che cosa lasciamo? Banchine in cemento armato. Hai risolto un problema di occupazione edilizia per due, tre anni. E poi? Poi lasci la miseria”.
28.08.2003
ANSA
“Ai nostri giovani vogliamo dare una speranza, quella che possiamo risolvere i problemi della Sardegna con il loro contributo, il loro entusiasmo, le loro capacità e non attraverso il piattino con la richiesta di aiuto o con l’aiuto di un americano che viene da fuori. Si deve, cioè, prendere coscienza che oggi un qualsiasi fondo d’investimento americano può con 250 milioni di euro comprare tutti gli investimenti lungo le coste dell’isola. Una decisione che possono prendere due persone”.
“Occorre coraggio e voglia di mettersi in gioco, di partecipare a un progetto comune, perchè sennò tra 20 anni è finita. Di Sardegna non ce ne sarà più. Ci sarà, magari, un enorme Costa Smeralda, nel bene e nel male. Io ci sono andato l’anno scorso, invitato all’inaugurazione dello Yacht club e ho visto un grande investimento, tutto bello e pulito, ma ho notato soprattutto che a 100 metri dallo sede dello Yccs c’è un negozio dove si vendono prodotti sardi e si chiama Sardegneria, una cosa che ritengo infamante. In Costa Smeralda non è rimasta la Sardegna ma la Sardegneria. Io vorrei una cosa diversa e per questo ho deciso di impegnarmi”.
"Vedo l’ambiente della Sardegna messo in pericolo dal turismo da rapina, modo veloce per arricchire poche persone e impoverire definitivamente l’isola”.
“Se un fondo d’investimento americano volesse comprarsi le coste sarde potrebbe farlo con appena 250 milioni di euro e impiantare alberghi in cui i sardi potrebbero fare giusto i camerieri, in cui si presentano prodotti dell’economia globale e i turisti non sanno distinguere se sono a Marrakesh o in Sardegna”.
23.09.2003
La Nuova Sardegna
“Non è un problema di autonomia, ma di dignità. Ho visto una classe politica accogliere in ginocchio chi veniva a proporre altre 10 Costa Smeralda. E mi sono spaventato. Non è dignitoso. Come non è dignitoso vendere la propria terra, non è dignitoso aspettare sempre che qualcuno ci dica cosa dobbiamo fare, stare a guardare qualsiasi bifolco che si dice imprenditore e che viene qui a portarsi via due soldi”.
“Ci sono sempre porte aperte per chi viene da fuori: si fanno quattro affari e tutti sono contenti. E invece bastoni tra le ruote per i sardi. Non dobbiamo continuare a insegnare ai giovani che non e un parente importante per fare strada”.
24.10.2003
PANORAMA
“Altro che romantico. Lo spazio, il silenzio, il buio sono anche risorse economiche. Bisogna puntare sulle specificità sarde. L’economia agricola, la genetica, l’economia digitale, che qui è già forte e non soffre l’handicap dell’insularità. E il turismo: ma quello dell’interno e costiero di qualità, che dura tutto l’anno. Non le speculazioni edilizie sulle coste, che voglio bloccare. Fatto salvo tutto ciò che è stato legittimamente deciso finora”.
“La mia è una vicenda locale. E sono sceso in campo per evitare l’impoverimento definitivo della mia isola”.
“Certo, in Costa Smeralda molto poco è dei sardi. Quello è il teatro di accordi economici che non ci riguardano. Oggi la Sardegna è cambiata, è fatta di giovani che girano l’Europa e vogliono disporre delle loro risorse” .
“Lavorerò per un ripensamento totale rispetto a questo turismo votato all’arricchimento di breve periodo per pochi più che di lungo per l’intera regione”.
26.10.2003
La Nuova Sardegna
“Il turismo non può essere lasciato in mano alle decisioni dei singoli imprenditori o dei singoli immobiliaristi. Il turismo è una risorsa talmente importante che invece deve essere valutata in un’ottima di un sistema regionale. Non si deve pensare al ritorno economico della singola impresa per un breve periodo, ma per un ritorno di lungo periodo per l’intera economia regionale”.
“Un progetto del turismo in Sardegna non deve pensare ai risultati nei prossimi 3 anni, ma nei prossimi 50. Un progetto che massimizzi il ritorno per la regione, non per il singolo imprenditore. Non possiamo far finta di non sapere che il tasso di occupazione degli alberghi sardi è del 25 per cento. Per fare turismo cosa dobbiamo fare? Un altro albergo che sarà occupato al 25 per cento?”
“Un mondo solamente autoreferenziale in cui esistono solo loro che hanno perso il contatto col mondo e pensano che la loro posizione di potere personale, il loro tornaconto personale sia l’unica cosa importante per questa regione. Quello che è importante per questa regione sono un milione e mezzo di persone che non hanno bisogno dell’uomo della provvidenza”.
“Se sei uguale agli altri sei una merce e come merce vieni pesato. Se costi un centesimo di più non conti nulla e rimani in magazzino. Tutto quello che c’è di specifico, tutto quello che c’è di diverso, tutto quello che c’è di unico, quella è la nostra ricchezza”.
“Dobbiamo ripensare gli alberghi, riqualificarli, spesso ricostruirli. A volte erano funzionali solo al progetto del singolo, che spesso ha lottizzato, finito e scappato e non sa più cosa c’è. Riqualificarli per un turismo più funzionale all’esigenza di questa regione, a far sì che l’intero sistema economico ne tragga benefici e cioè consumi prodotti agricoli, consumi manodopera, sia in relazione col resto dell’economia. Poi che sfrutti il meno possibile l’ambiente”.
“Abbiamo villaggi turistici senz’anima. Se non siamo capaci di trasformarli in un pezzo di paese, in un luogo non in un invenzione di cartapesta, difficilmente verranno frequentati in inverno. Il turista vuole trovare cose vere” .
“Io sono un esempio di concertazione. Porto un’esperienza di società civile nell’impegno politico. Ci credo moltissimo. Soprattutto in questo momento che considero epocale. In ballo non c’è un semplice miglioramento, ma va fatto un grande cambiamento, un grandissimo cambiamento, una svolta” .
“Occorre fare una rivoluzione nei comportamenti della politica e dei comportamenti di ciascuno di noi e lo possiamo fare assieme se riusciamo a capire che dobbiamo portare avanti un grande progetto. Un presidente da solo non ce la potrà fare, ce la deve fare con l’aiuto di tutti. La concertazione è importantissima, come il confronto, la comprensione”.
27.10.2003
La Nuova Sardegna
“L’isola rischia un impoverimento progressivo per colpa di padroni che arrivano da fuori e saccheggiano le nostre risorse, le nostre specificità: proprio il seme dal quale può risorgere lo sviluppo. Ecco, mi candido per questo, per piantare quel seme e coltivarlo con amore e dedizione, nell’esclusivo interesse della collettività
12.11.2003
(Lettera di Soru)
“In realtà, anche nella società attuale in cui un numero crescente di cittadini tende a non sentirsi più sufficientemente rappresentato dal sistema dei partiti e trova invece rappresentanza attraverso movimenti e associazioni di vario tipo, riconosco il ruolo fondamentale dei partiti e la loro funzione nobile: ascoltare i cittadini, comprenderne gli interessi attuali ed intuirne quelli futuri, farne sintesi e trasformarli in istanze di legge e coerenti atti di governo. Tutto questo, però, nell’esclusivo interesse della res-publica, nell’esclusivo interesse della promozione di tutti i cittadini. Perciò non possono essere trascurate le istanze di continuo rinnovamento e il richiamo agli stessi partiti ad abbandonare le tentazioni di occupare qualsiasi occasione di potere nell’amministrazione della cosa pubblica”.
“Conosco bene il valore della democrazia e il costo che i nostri padri hanno dovuto sopportare per conquistarla. Concordo che su questi temi ogni prudenza non sia mai eccessiva. Tuttavia, la democrazia non è un premio che si conquista una volta per tutte. E’ una pianta delicata che richiede di essere curata ogni giorno”.
“So bene che un progetto di grande cambiamento, capace di costruire una Sardegna più ricca, più bella, più consapevole, più attenta al suo futuro ed al futuro dei suoi giovani, non può essere lasciato alla responsabilità di un Presidente e nemmeno di una ristretta classe dirigente. Occorrerà lavorare assieme all’intero consiglio regionale, a quanti hanno responsabilità nelle province, le comunità montane, i comuni, i sindacati, le associazioni di categoria, con tutte le associazioni portatrici di interessi collettivi. Occorrerà soprattutto suscitare una grande passione e l’impegno civile di tutti i sardi, nella consapevolezza che il nostro futuro potrà essere scritto unicamente dalle nostre mani”.
23.11.2003
Corriere della Sera
“La mia Sardegna è quella degli spazi infiniti, priva di tracce di antropizzazione, ricca di risorse altrove introvabili, e per questo preziose: il buio, il silenzio”.
“La Sardegna è un campo giochi dove assistiamo a partite altrui. Le lottizzazioni sulle coste devono finire. Non possiamo diventare un'immensa Ibiza, anche perché la stessa Ibiza sta cambiando. Qui invece continuano a costruire alberghi che restano vuoti per gran parte dell'anno. Smettiamo di costruirli, e vediamo di riempirli” .
“L'aeroporto è bellissimo, la porta della Sardegna, ma non parla di Sardegna come dovrebbe, hanno dato la gestione del bar a tre imprenditori del Nord. Guardi il menu: panino calabrese, panino siciliano, panino romano. Neanche il panino sardo! Poi l'hanno aggiunto, e l'hanno chiamato: panino Porto Cervo…”.
25.11.2003
ANSA
“Bisogna ripensare il turismo, riempire gli alberghi che ci sono e non costruirne nuovi. Bisogna finirla con il ricatto, un posto di lavoro uguale un albergo. Non so come si può pensare di lasciare ai figli casa e garage e non un ambiente intatto”.
25.02.2004
LA NUOVA SARDEGNA
“Chi ha inventato le città costiere in realtà ha fatto alla grande i propri affari e non è stato particolarmente lungimirante perché, voglio dire, capire il valore delle coste sarde credo che non sia la cosa più difficile di questo mondo. Tutto questo per dire che se un domani dovessimo fare un monumento nella hall dell’università del turismo in Sardegna, quel monumento non dovrà essere quello di un principe venuto da fuori e che ha scoperto le nostre coste, ma dovrà essere, secondo me, di Peppineddu Palimodde! Che ha visto i lecci, ha visto i sugheri, ha visto i cinghiali, ha visto quello che sapevano fare a casa sua ed ha inventato - senza consumare neppure un pizzico di ambiente - il turismo delle zone interne. Che ha capito, quando nessun altro poteva intuirlo, che l’ambiente è bello non solo nelle coste, che l’ambiente è il valore delle cose che sappiamo fare, che può essere preziosissimo e che può essere fonte di sviluppo per una intera comunità”.
“L’ambiente è l’unica priorità, se lo perdiamo saremo più soli e disperati, e se continuiamo così per altri dieci anni questo territorio è finito per sempre. Ai mercati ricchi di materie prime e di manodopera dell’Est europeo possiamo contrapporre solo la nostra conoscenza e le risorse ambientali. Non litighiamo per spartirci la miseria e il passato”.
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Ultima modifica di magnaromagna; 01-09-11 a 17: 13 |
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20-10-06, 10: 50
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#3 | | Forumista
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| Parole al vento 2 8 Marzo 2004
La Sardegna che verrà - Gli ecologisti incontrano Renato Soru.
“La terra non si vende e per quanto possa sembrare banale, per quanto possa sembrare naif, per quanto possa sembrare strano, oltre certi limiti la terra non si vende. E’ diverso se a gestire la nostra terra, promuoverla, accompagnarla verso il futuro siamo noi, con la nostra testa, con la nostra cultura, con la volontà di continuare a viverci, a crescere i nostri figli, piuttosto che qualcuno che arriva qui, magari con l’orizzonte temporale di un fondo di investimento che ha per statuto l’obbligo di liquidare i sui fondi entro cinque anni”.
“Noi vogliamo questa terra bellissima, fantastica, vogliamo arricchire la nostra giornata di questo ambiente e sentiamo come arricchimento della nostra giornata non averla sciupata, non averla sfruttata e non averla distrutta”.
“Viviamo una pressione nuova ed un rischio definitivo che è quello di considerare l’ambiente come il cassetto da cui prendere i soldi per consumare definitivamente lo stesso e per risolvere il problema contingente della nostra vita, di oggi, di questi anni, fino a quando l’ambiente non sarà definitivamente consumato”.
“Non abbiamo ancora accettato che nell’organizzazione delle imprese il limite della massimizzazione del profitto deve essere quello dell’utilizzo sbagliato e del consumo dell’ambiente . Una impresa non deve massimizzare il profitto senza considerare che c’è una risorsa ambientale che ha la stessa importanza, lo stesso valore e la stessa necessità di rispetto del valore umano”.
“Ci sono imprese che si sono specializzate non nel costruire, si sono specializzate nel raccontare fole, come direbbe Sergio Atzeni. Raccontare fole alle amministrazioni che un po’ ci credono ed un po’ fanno finta di crederci. Rilasciano cubature e non appena hanno ottenuto le cubature vendono i loro progetti a qualcun altro e vanno a raccontare fole ad altri”.
“Sappiamo che ci sono paesi dove ogni sette abitazioni ci sono sei seconde case, vuote per dieci mesi all’anno, che offrono turismo non censito, turismo che non porta una lira di valore aggiunto in Sardegna, ci porta solamente altri rifiuti da smaltire, ci porta traffico da smaltire, ci porta inquinamento da smaltire, ci porta consumo d’ambiente che non riusciamo a smaltire, che consumiamo e basta. Che il modello di sviluppo costiero turistico sia sbagliato, credo che non ci sia più nessuno che non possa dirlo, lo dicono tutti, lo dice anche il centrodestra. L’unica cosa e l’unica differenza sarà non tra chi dice una cosa diversa, ma tra chi dice una cosa e chi poi la mette in pratica. Tra chi dice che certamente il modo migliore di utilizzo dell’arcipelago della Maddalena non sia quello di farci una base nucleare militare e chi lo dice e nel frattempo trasforma dei container della base che dovevano essere momentanei in edifici comodi e confortevoli per il lungo periodo”.
“Qualche volta avere troppi soldi è un danno, ed infatti, con il senno di poi, capiamo che i paesi più ricchi sono quelli che hanno distrutto più facilmente la loro urbanistica, la loro bellezza. E capita che i paesi più piccoli, magari con meno commercio, meno soldi, sono rimasti come dei gioiellini, che hanno un’opportunità migliore per il futuro perché hanno mantenuto una dimensione urbanistica ed architettonica che oggi capiamo importantissima. E così, dopo avere distrutto i paesi adesso stiamo passando velocissimamente a distruggere le campagne. Stiamo asfaltando le strade di campagna, così come è stato asfaltato il Golgo sopra Baunei, che naturalmente grida vendetta”.
“Il passo che dobbiamo fare è di affrontare l’ambiente non come una controparte, con tanti argomenti separati uno dall’altro, ma decidere definitivamente che per la Sardegna vorremo una specificità non di balentia, ma una specificità ambientale. Vorremo un’isola che punti tutto sull’ambiente, in maniera meravigliosa, che la nostra diversità sia nella maggior qualità ambientale. Se volessimo prendere questa decisione, seria ed importante, che per noi l’ambiente è fondamentale, importantissimo e che attorno all’ambiente decidiamo i nostri modelli di sviluppo - e non che decidiamo per lo sviluppo, punto, e dopo decidiamo di non danneggiare l’ambiente - sarebbe cosa ben diversa”.
“Nel programma, tra le cose da fare, abbiamo scritto del Conservatore delle Coste. E’ un Istituto che oramai è presente in Francia da molti anni, che nasce proprio da questa esigenza, quella di ricomprare la terra, quella terra che non si può vendere. Abbiamo una pressione nelle coste mostruosa che nasce dal fatto che c’è qualcuno che ha investito due milioni di euro, che sono tantissimo nell’economia di un privato, ma che sono un niente nell’economia di una regione. E questo investimento, questa pressione farà sì che alla fine si danno delle cubature che spesso sono un danno definitivo per intere zone della Sardegna. Se facciamo la somma di tutti i grandi progetti di cui si parla in Sardegna, tutti questi terreni non costano più di 250 milioni di euro. Che sono sì tantissimi soldi, ma che sono pochi se paragonati ad un progetto di sviluppo per una intera regione nei decenni successivi, se sono paragonati all’importanza che ha il tipo di regione, di ambiente e di natura che poi si troveranno le future generazioni. Tutta questa economia alla fine è guidata da delle persone che investono tre milioni di euro da una parte, che aspettano di ottenere le concessioni edilizie e poi ne investono altri due da un’altra parte. Tutta miseria di questo genere, che porta poi a dei risultati che sono senza proporzione rispetto al valore degli investimenti iniziali. Il Conservatore delle Coste dovrebbe allora, magari, vendere delle cose che non servono del patrimonio regionale, per tornare a ricomprarsi queste cose, pezzi importantissimi di territorio che magari non riusciamo più a proteggere con le leggi che abbiamo, dalla fame, dall’avidità di alcuni speculatori che hanno un orizzonte temporale di tre anni e che poi quello che lasciano non è più affare loro, ma affare nostro che dobbiamo proteggere casa nostra”.
“Sto passando questi mesi dicendo ai sardi: state attenti, avete distrutto i paesi, non siamo diventati più ricchi, siamo diventati più poveri e la qualità dei nostri paesi è degenerata negli ultimi decenni. Ci sono paesi che sono una tristezza infinita, dove si distruggono le vecchie case per fare palazzi infiniti, senza carattere, senza nulla e sui quali poi si fanno i murales delle vecchie architetture. E mentre buttiamo giù le vecchie architetture, adoriamo i murales che ci ricordano le vecchie architetture”.
“Se io dovessi essere utile a voi, come al resto dei cittadini sardi, essere utile all’ambiente, ebbene le associazioni ambientaliste, le persone che si sono sempre occupate di ambiente in maniera disinteressata, in maniera generosa e appassionata, saranno utili, potranno e dovranno essere utili, all’amministrazione regionale, insieme alle università”.
“Se oggi, per assurdo, le nostre coste fossero disabitate, in realtà non saremo più poveri, saremo più ricchi. Questa nostra Isola sarebbe non meno famosa, ma più famosa. Una specie di paradiso terrestre in mezzo all’Europa, a meno di un’ora di volo dalle città più ricche, in una zona sicura lontana da terrorismo e difficoltà politiche. E avrebbe la possibilità di costruire il suo sviluppo ex novo, in maniera grandiosa. Questo per dire - stiamo attenti - non tutto quello che è costruito, non tutto quello che è “valorizzato” è un valore in più, anzi, è un valore in meno. E stiamo attenti due volte, perché il mondo sta andando verso una modifica dei valori di scambio e l’ambiente ha sempre più valore rispetto alle altre cose. Quindi, svendere l’ambiente oggi è doppiamente da stolti. Il valore dell’ambiente continua a crescere nel mondo contemporaneo rispetto alle altre cose, svenderlo oggi è un delitto contro l’ambiente, ma anche una sciocchezza economica”.
“State attenti che gli alberi non si riconoscono dal rumore delle foglie, si riconoscono dai frutti. Guardate i frutti, guardate i frutti e poi decidete, riconoscendo così il valore dei frutti”.
15.03.2004
ANSA
“Salvaguardare il patrimonio naturale dell'isola ha anche una rilevanza economica, oltre che morale. Abbiamo il dovere di non dilapidare un bene che deve essere anche la ricchezza delle generazioni future. Il turismo non può più essere scambiato con la speculazione edilizia che garantisce solo vantaggi di brevissimo periodo e per poche persone. Occorre ripensare il turismo nell'ottica di un sistema regionale che concepisca l'utilizzo della risorsa ambientale come un investimento a lungo termine a beneficio l'intera comunità. Un vero sviluppo turistico deve necessariamente coinvolgere lo sviluppo degli altri settori economici quali l'agroindustria e l'artigianato e deve svolgere un ruolo importante per lo sviluppo delle zone dell'interno. Occorre riqualificare le strutture prima di continuare a consumare il territorio, creare un turismo che abbia un'anima riconoscibile, pretendere un turismo che promuova le produzioni dell'intera isola.”
“Dobbiamo investire sull’intelligenza anziché sulle cose. Non è possibile essere ricchi e ignoranti. A meno che non si vinca al Totocalcio”.
16.03.2004
La Nuova Sardegna
“Noi sardi ci siamo sempre sottovalutati e abbiamo delegato agli altri il nostro destino. Ma poi abbiamo scoperto che gli altri non lavoravano per noi”.
27.03.2004
ANSA
“L’identità è non solo una ricchezza ma un valore economico che ci consente di fare un salto di qualità. Così come l’ambiente che noi, come dei nonni buoni, dovremo saper usare per consegnarlo intatto alle generazioni future. Rispetto per l’ambiente significa disegnare un turismo sostenibile condiviso da tutti, capace di creare benefici sia nelle zone costiere che in quelle interne. Quanto alla conoscenza, è da questa che dipende il futuro dei sardi. A noi non servono tanto infrastrutture materiali quanto infrastrutture da mettere nella testa dei nostri giovani, perché è attraverso le tecnologie che riusciremo a vincere l’isolamento”.
28.03.2004
L’UNIONE SARDA
Credo nei sardi con la schiena dritta, che ne hanno abbastanza degli inganni. Perché noi siamo importanti, siamo grandi, se la smettiamo di pensare in piccolo, affidando ad altri responsabilità che invece ora ci dobbiamo assumere come popolo. Dobbiamo smettere di credere alle bugie di chi, non sardo, pensa di insegnarci come rilanciare e sviluppare la nostra Isola”.
27.03.2004
ANSA
“Noi siamo importanti, siamo grandi, se la smettiamo di pensare in piccolo, affidando ad altri responsabilità che invece ora ci dobbiamo assumere come popolo. Dobbiamo smettere di credere alle bugie di chi, non sardo, pensa di insegnarci come rilanciare e sviluppare la nostra Isola, magari proponendoci megastrutture alberghiere sulla costa che non danno nessun beneficio di occupazione ai nostri giovani, o suggerendo come richiamo turistico la realizzazione di pale eoliche alte centinaia di metri con un impatto ambientale devastante. Chi ci propone questo andrebbe messo su un asino, come facevano i nostri avi, e per punizione mandato via, cosparso di pece e piume”
24.04.2004
AGI
“Il nostro progetto parte dall’orgoglio della nostra identità e delle nostre radici. Un’identità la nostra che è anche un grande valore economico che nessuno ci deve rubare o svilire. Non dobbiamo pensare di lasciare ai nostri figli in eredità un garage o un miniappartamento in più ma dobbiamo pensare di lasciare una Sardegna non devastata nell’ambiente e nelle coste. Oggi c’è chi sulle nostre coste ha un piano di investimento da ammortizzare in dieci o in cinque anni, il nostro piano di investimento, invece, è di mille anni e più. Il nostro ambiente significa anche agricoltura, forestazione. Sono fantastiche le nuove strade, una nuova diga, è fantastico il nuovo aeroporto di Cagliari ma la vera ricchezza è il nostro sapere. Lasciamo ai nostri figli la conoscenza, non metri quadri. Altre opportunità di lavoro possono arrivare dall’internazionalizzazione”.
25.04.2004
L’UNIONE SARDA
“Il mondo non è dei più furbi né di chi ha più amici ma anche di chi sta un passo indietro”.
“L’ambiente non è nostro ma in prestito e lo dobbiamo usare, trattare bene, valorizzare e restituire migliore ai nostri figli”.
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20-10-06, 10: 52
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#4 | | Forumista
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| Soru e l'apologia del Golf SUA SARDITÀ E L’APOLOGIA DEL GOLF
Se siete alla caccia di risorse, se vi difetta la fantasia, se non sapete che pesci prendere e quale progetto presentare al governatore Renato Soru, magari per concorrere ad uno dei tanti bandi regionali di finanziamento pubblico, vi diamo un piccolo suggerimento. Avete pensato ad un bel campo da golf? No? Allora avete fatto male, perché il presidente Soru non è contrario. Anzi, a quanto pare ne vorrebbe riempire l’Isola. Sarà perché chi gioca a golf, in caso di controversie, deve rivolgersi ad un apposito comitato, sarà perché questa pratica, più che dei veri e propri arbitri, prevede dei semplici osservatori, resta il fatto che la cosa forse è sembrata congeniale al governatore, al suo modo di intendere le regole. E’ la nuova frontiera che avanza, quella di un turismo con ferri, palle e caddy al seguito, purché ben sponsorizzati ed accompagnati da un dream marketing.
L’antefatto. Qualche mese fa, ospite di una cooperativa di pastori del Supramonte, il governatore si è recato nella valle di Isalle, in quel di Dorgali, per benedire il progetto del “gioco del golf in mezzo alle pecore”. Alla fine del sopralluogo ha speso aggettivi entusiasti. “Noi – ha detto Soru - non siamo contro il golf, quindi diciamo sì al golf anche sulle coste, purché non sia sulle spiagge e non sia speculazione edilizia”. Poi, riportano le cronache giornalistiche, ha subito aggiunto che da solo un campo da golf non basta, che bisogna prevedere anche qualche albergo e che progetti del genere possono concorrere con fiducia ai fondi per i progetti integrati territoriali: “Sono 700 milioni di euro, nei prossimi giorni saranno pubblicati i bandi”. Insomma, golf è bello, porta sviluppo e turismo. Che non guastano. Pensate, si sposa benissimo con la nostra cultura, con le nostre tradizioni, con il nostro artigianato tipico, basta crederci, ma soprattutto basta volerlo. Chi si oppone a questo popolarissimo e salubre gioco può essere benissimamente annoverato tra quei portatori di perplessità che fanno la guerra di religione agli uomini del fare. E’ gente, questa, che alimenta pregiudizi e che vorrebbe tenere per sé tutta l’acqua che abbonda nell’Isola, ingordi.
Le conferme. A distanza di pochi mesi, come se non bastasse, la nuova e affascinante via allo sviluppo della Sardegna ha portato il governatore Soru dalle parti del Sulcis Iglesiente. Dapprima con il bando di (s)vendita delle miniere ai privati, con l’obiettivo di realizzarci alberghi e campi da golf, poi, in quel di Monteponi, per un’identica proposta di campi da golf (e non solo). Accompagnato dagli architetti del prestigioso studio svizzero Herzog & De Meuron, magari giusto per fare effetto sui villici, ha detto: “Bisogna credere in questa idea di sviluppo, bisogna osare, avere coraggio. Vi posso assicurare che il golf è uno sport molto praticato. Io non gioco, ma so che c’è una grande richiesta. In Spagna ci sono già cento impianti!”. “Parole forse un po’ ruffiane”, ha commentato l’indomani un cronista locale. E noi siamo d’accordo con lui. Soprattutto quando per replicare alle perplessità di chi chiedeva garanzie sulla salvaguardia dell’identità mineraria si utilizza lo strumento della carota, per un non meglio precisato sviluppo, che crea tanti posti di lavoro. Per far digerire meglio il progetto il governatore ha ben pensato di buttarla sull’atavica sopportazione dei sardi: “A me non piacciono i campi da golf, ma se questo sport può rappresentare la nuova industria – ha detto Soru – come abbiamo sopportato la vecchia, potremo sopportare anche questa”. Ecco, una questione di sopportazione, i sardi quindi si rassegnino, che hanno sopportato ben altro. L’architetto dello studio Herzog & De Meuron è stato più pratico, ma non per questo più serio. Ha detto: “La storia mineraria non si concilia con i campi da golf, ma noi avevamo un problema tecnico più che ideale: come rendere agibili aree contaminate da minerali pesanti i cui residui non possono essere asportati. Il golf per noi è la soluzione tecnica più semplice ed economica, perché il verde e il terriccio sottostante ricoprirebbero al meglio quei terreni. L’acqua dalle miniere c’è, e si può prelevare quella”. Pare di sentire e vedere la donna delle pulizie di casa, quella che, per intenderci, risolve i problemi nascondendo la polvere del pavimento sotto i tappeti persiani. Un’idea geniale quella dell’architetto: perché spendere milioni di euro per le bonifiche quando invece possiamo risolvere il problema, almeno in parte, con un bel green da 18 buche? Che poi, ci avanza tanto di quella preziosa risorsa idrica che non sappiamo che farne. Cosa ? E’ inquinata peggio delle scorie minerarie sul terreno? Ma dai, chi se la beve questa...
La benedizione. Questo fare e affare del golf necessitava di un suggello ideale. L’occasione, certamente costruita per tempo dagli strateghi di viale Trento, si è presenta nei giorni scorsi all’Is Molas Golf Club, durante la seduta plenaria di metà stagione della Federazione Italiana Golf (FIG), sotto il beneaugurate auspicio “Sardinia GOLF System”. In questa sede, la futura tiger woods regionale, alias assessore al turismo, è passata dalla sopportazione alla sofferenza. Ha detto: “Spesso quando viaggio per la Sardegna e vedo zone degradate penso a come sarebbe se lì ci fosse un bel campo da golf”. Applausi. Gli ha fatto eco il progettista Franco Piras, sostenendo che “un campo deve dare l’impressione di essere sempre stato lì, immerso nella natura”. Poco importa che ci siano delle miniere, con tanto di discariche: “Niente paura – avrebbe risposto –, casomai faremo dei fotomontaggi: quando i minatori giocavano a golf!”. Alla convention non c’è stato bisogno di una controfigura per il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana: poteva perdersi un’occasione simile, tanto per cambiare, per correre in soccorso della Regione? No di certo, ed infatti ha dichiarato: “Noi non siamo contro il golf, in passato, per Narbolia o Palau, ci siamo opposti solo perché a fianco al campo dovevano sorgere migliaia di metri cubi di cemento”. Chissà se il sedicente ambientalista di Legambiente era al corrente del fatto che il delegato provinciale di Oristano per la Federazione Italiana Golf è un tal Piero Maria Pello, ovvero il padre padrone della tanto vituperata intrapresa golfistica di Narbolia.
Le barriere ataviche. C’è da non crederci, ma il presidente della FIG, Franco Cimenti, ha avuto gioco facile e sul finire della convention ha potuto così esultare: “Sono cadute tutte assieme tante barriere ataviche (sic). L’ostruzionismo di Legambiente al golf è caduto e in contemporanea c’é stata l’apertura della Regione sarda, quando tutti avevano dei dubbi sul governatore Soru e si pensava, erroneamente, che fosse contrario al golf” “. Con lui Alessandro De Luca, responsabile sezione tappeti erbosi della Fig, che ha vantato i vantaggi del tappeto erboso, ai più sconosciuti: “Le strutture si possono realizzare in zone particolarmente delicate, come discariche abusive, ex cave o in colture agricole abbandonate – e pare di sentire Renato Soru - inoltre, hanno un effetto positivo in quanto producono tantissimo ossigeno, portano un aumento della biodiversità e addirittura danno la possibilità ad alcune specie autoctone di reinsediarsi”. Naturalmente si tratta di bufale (si veda il box accanto), come quelle che un imbonitore può permettersi di spacciare in casa propria, non certo in un seminario scientifico. Insomma, sono cose che la rivista Nature non pubblicherebbe mai. Per la cronaca, e per la serie “Come ti spendo bene le risorse pubbliche”, si è poi appreso che la delegazione regionale della FIG ha stipulato una partnership con l’assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna, che ha già permesso di realizzare 15.000 copie di una brochure promozionale e mettere in rete un sito dedicato al golf regionale, dove infatti capeggia lo sponsor/link della Regione. Che fa tanto chic.
I pastori scozzesi. Se non ci fosse da piangere si potrebbe anche ridere. Non è una questione cinofila, i pastori scozzesi non sono dei bei cagnoni che accudiscono le greggi, magari in tilt. No, pare che siano gli inventori della pratica del golf. Sembra esserne convinto il governatore Soru, che dinanzi alle perplessità dei più ha dichiarato: “Pensate a un capannone, non è bello a vedersi ma è necessario per la produzione. Così il golf, anche a me non piace, ma è indispensabile all’industria turistica. Mi dicono che il golf è nato in Scozia in ambiente di pastori. Guardate che hanno iniziato i pastori nei boschi, mica i nobili!”. Naturalmente non è vero, siamo nel campo delle leggende. Lo testimoniano diversi documenti storici, inoppugnabili, che attestano per l’appunto come la pratica di un gioco chiamato “golf”, fosse presente in Olanda già dal 1297 (il nome deriva dall’acronimo Gentlemen Only Ladies Forbidden). In Scozia arrivò solo dopo e non per opera dei pastori dei boschi scozzesi. Chissà se chi gli ha riferito questa panzana ha avuto modo di dirgli che secondo la rivista economica americana “Forbes” la Sardegna è la seconda isola al mondo per sex appeal, dove “il tempo pare essersi fermato”, dove è possibile viaggiare in un “romantico tour con i vecchi treni”. E ci sarebbe pure da sorridere se si pensa che mentre accade tutto questo in Sardegna il WWF sottoscrive un protocollo d’intesa con il governatore Soru per promuovere la tutela e la conservazione dei valori della biodiversità nell’Isola, che tutti ora vorrebbero ricoperta da verdi e tutti eguali green. Al ridicolo non c’è fine. O quasi. Sì, perché dando uno sguardo al sito internet della delegazione regionale FIG si scopre pure che sono riusciti a poetare sul golf, richiamando gli “splendidi resti di civiltà appartenenti a diverse epoche storiche: dal neolitico e dall’età del bronzo, fino alle testimonianze lasciata dai fenici, dai cartaginesi e dai romani”. Che si staranno rivoltando nella tomba. Dalle risate.
ad metalla
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20-10-06, 10: 53
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#5 | | Forumista
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| L'Inquisitore Cari fratelli....
Grandi questioni politiche, sociali, economiche e religiose attraversarono, nel Sant’Uffizio, la nostra scrivania. In anni tragici e convulsi abbiamo dato la caccia ad eretici di elevato rango sociale e alcuni di costoro hanno contraccambiato la nostra azione con avvertimenti minacciosi, ritorsioni e imboscate, pur non riuscendo a bloccare la nostra ascesa cardinalizia, sotto Pio V. Ci ricordano tutti come il “Sommo Inquisitore”, ma dimenticano che a soli vent'anni, non ancora ordinati, non ancora laureati, ci adoperammo umilmente per redigere un trattato contro i miscredenti, che all’epoca non aveva pari. Implacabile fustigatore ? Sì, forse, ma sempre attento alla procedura, ossessionati dal rischio dell'errore. Oggi si direbbe “garantista”. Per questo, forse, ci chiedete un sommo pronunciamento sulle pratiche d’ordine etico e morale, su qualche latente conflitto di interessi, in uso nel palazzo del potere regionale. Ebbene, ci chiedete se il caso del governatore solo al comando può considerarsi degno della nostra azione. Francamente non sappiamo. Negli anni che furono ci occupammo di un tal Nicolò Macchiavelli, grande cultore di queste cose. Le sue opere godevano di grande ammirazione da parte degli uomini di cultura fiorentini, tanto che il cardinale Bellarmino, con la sua imbelle Congregazione dell’Indice, cercò di adoperarsi per ottenere conclusioni contrastanti con quelle del nostro Uffizio, che comunque ne condannò integralmente l'opera. Chiariamo subito una cosa: "Ecclesia abhorret a sanguine". Noi inquisitori non nutriamo alcuna fiducia nelle confessioni estorte, posto che il governatore solitario ammetta volontariamente i suoi peccati. E poi, siamo obbligati ad osservare il tempus gratiae, da quindici giorni a due mesi, prima di poterci pronunciare sull’eventuale assoluzione del penitente. Fratelli miei, noi non abbiamo mai sacrificato le convinzioni ad un qualsiasi vile profitto. Lo sa il cielo quanto noi si abbia sempre grandemente disprezzato coloro che deridono l’intelligenza altrui, che assumono la menzogna come testimonianza della loro eresia. Quindi al momento possiamo dirvi che condividiamo il vostro disprezzo per quelli che s'ingrassano con i sudori e l’ignoranza altrui, con i misteri ed i conflitti di interesse. Da tempo cerchiamo di riportarli sulla retta via: che si accontentino di rallegrarsi della loro immeritata agiatezza e potere, ma evitino almeno il moltiplicarsi degli errori, abusando della pietà cieca che hanno coloro che professano scienza e coscienza ! E poi vi anticipiamo un’altra cosa: per quanto gli uomini vogliano conoscere la verità, saranno pochi gli eletti che godranno di questo privilegio. Abbiamo infatti scoperto di esser stati da voi richiamati in servizio nei tempi in cui l'abitudine del malaffare è ormai prevalsa: ci si accontenta dei pregiudizi di nascita e ci si riferisce - per le cose più essenziali - a persone interessate, che si fanno un dovere di sostenere caparbiamente opinioni e mezzucci di governo che non osano distruggere, proprio per timore di distruggere se stessi e il sistema di potere che hanno costruito con la menzogna. Peraltro, se non sbagliamo, si continua a fomentare nella gente falsi propositi, nel timore che la “Regione” ove essi insegnano, non faccia loro conoscere gli errori nei quali sono immersi. I sostenitori di queste assurdità si sono così ben radicati nel palazzo del potere che diventa pericoloso combatterli. E' troppo importante per questi impostori, così come per i loro seguaci, che il popolo resti ignorante, per permettere che qualcuno lo disinganni. Ma noi, cardinale Giulio Antonio Santori, Sommo Inquisitore del Sant’Uffizio, non ci arrendiamo a queste prime difficoltà. Il rigore delle nostre funzioni ci impone di epurare l’eresia e smascherare gli impostori, reprimendo il "deviazionismo" secondo il modello della Controriforma. Una cosa è certa: nessuno potrà mai convincerci a dissimulare la verità, oppure a sacrificare noi stessi alla rabbia dei falsi sapienti e delle anime basse ed interessate. Certo, ci rendiamo conto, sono lontani i tempi in cui Pio V scriveva a Filippo II di Spagna su come comportarsi cogli eretici: "Riconcigliarsi mai: non mai pietà. Sterminate chi si sottomette e sterminate chi resiste. Perseguitate ad oltranza, tutto vada a fuoco, purchè sia vendicato il Signore”. Tuttavia qualcosa dobbiamo fare. E la faremo, statene ben certi! Poi, in ultimo, la parola passerà al braccio secolare, quello della legge. Cari fratelli, vivete in un mondo molto strano: è un mondo nel quale certe classi di potere, di per sé classificabili come minoranza pro-tempore, asseriscono d’essere portavoce e guida della maggioranza. La cosa grave è che il più delle volte ci riescono così bene che i loro interessi di bottega prevalgono persino sulle loro basi ideologiche. E con ciò vi lasciamo, per il momento, in attesa che i nostri doveri facciano corso. Memento homo, quia pulvis e set in pulverem reverteris.
Giulio Antonio Santori
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20-10-06, 10: 54
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#6 | | Forumista
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| I Folli "Questo film lo dedichiamo ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perchè riescono a cambiare le cose, perchè fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero".
(Apple, prodotti hardware e software, slogan pubblicitario)
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20-10-06, 10: 57
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#7 | | Forumista
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| Fatti & Misfatti (1) Ingurtosu, Naracauli, Masua….. si vende!
Lorsignori sono interessati ?
Genesi. La mattina del 18 luglio 2005 i Carabinieri hanno messo a disposizione un loro elicottero per il governatore della Sardegna, Renato Soru, l’assessore regionale all’urbanistica Gianvalerio Sanna e cinque funzionari regionali. Peccato che quel giorno dei funzionari regionali non si registrò traccia. Le cronache giornalistiche riferirono poi che a bordo dell'elicottero, con il governatore Soru e l'assessore Sanna, salirono ben altre persone, tutte non facenti parte dell’amministrazione regionale, tra cui Carlo Puri Negri, amministratore della Pirelli Real Estate e Giorgio Magnoni, vicepresidente della Sopaf, finanziaria milanese con partecipazioni importanti, oltre che fratello di Ruggero, ai vertici in Europa di Lehman Brothers, banca di investimento internazionale. Scriveranno i giornali: “Un connubio che nasce da una Banca d’Affari, la Lehman Brothers, che ha proposto alla Regione di cartolarizzare i beni pubblici dell’amministrazione. E Soru, spiegano dalla presidenza, ha colto la palla al balzo per invitarli a investire nell’Isola, anche a costo di fare l’agente immobiliare. Sia Pirelli Real Estate che Sopaf, infatti, hanno rapporti con Lehman Brothers.” (L’Unione Sarda del 21 luglio 2005). L’Ab 412 dei Carabinieri si levò qundi in volo per sorvolare l’area mineraria del Sulcis Iglesiente, sulla quale il governatore Soru intende promuovere investimenti immobiliari. Quel volo sollevò un vespaio di polemiche, tanto che la Procura militare di Cagliari decise di aprire un’inchiesta, poi archiviata per richiesta del Pm Marco Cocco, accolta dal gip Adele Simoncelli. Il magistrato aveva ipotizzato il reato di “imbarco abusivo di passeggeri a bordo di velivolo militare”. Fermo restando che è frequente l’uso di mezzi militari per fini istituzionali, si trattava di verificare se tutte le persone a bordo di quell’elicottero fossero autorizzate. Beh, non lo erano, ma comunque si decise per l'archiviazione. Il problema era infatti legato alla presenza delle persone “civili” che accompagnavano Soru e Sanna. Dopo un anno di indagini il gip del Tribunale militare accertò "l’inesistenza di illeciti": è vero che il volo era stato messo a disposizione per il Presidente Soru, l’assessore Sanna e cinque funzionari regionali, ma gli elicotteristi dei Carabinieri non erano in possesso dell’elenco nominativo delle persone autorizzate e neanche delle qualifiche. Dunque, non erano in grado di controllare (sic) se al posto dei funzionari regionali si imbarcasse qualcun altro. Nessuna colpa, nessun carabiniere si prese cura di chiedere il nome di coloro che decollavano con l'elicottero, così va il Paese. A conclusione della vicenda, bisogna registrare l’interrogazione parlamentare che presentarono alcuni deputati di FI al ministro degli Interni dell’epoca, Giuseppe Pisanu (da notare che nel Consiglio di amministrazione dell’Immobiliare Lombarda S.p.A. del Gruppo Ligresti, ovvero di una delle società che ha presentato domanda di partecipazione all’asta per la vendita dei siti ex minerari, siede il figlio dell’ex ministro, Luigi Pisanu, consigliere comunale di FI a Sassaia). Ebbene, la risposta all’interrogazione arrivò molto velocemente, per bocca del ministro Carlo Giovanardi, che sostanzialmente disse “tutto in regola”, suscitando le ire dei deputati di FI, Piergiorgio Massidda e Giovanni Marras.
La (s)vendita. Dopo il volo "immobiliare" cosa accade ? Semplice, il 27 aprile 2006 la Regione Sardegna ha reso pubblico un "Bando per la cessione, riqualificazione e trasformazione di ambiti di particolare interesse paesaggistico del Parco Geominerario della Sardegna". Sono stati messi in vendita, l'area di "Masua e Monte Agruxau, della superficie territoriale di circa 318 ettari" e l'area di "Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli, di circa 329 ettari". Per farne cosa ? Il bando regionale è molto chiaro, dice tra l'altro: "Strutture alberghiere ricettive con annessi centri benessere, strutture sportive e per il golf". A che prezzo ? Recita il bando: "32.520.000 euro per il compendio immobiliare di Masua e Monte Agruxau, e 11.000.000 di euro per il compendio immobiliare di Ingurtosu-Pitzinurri-Naracauli". Prezzi da saldo, basta fare due conti. Si tenga conto che parliamo di uno degli ultimi lembi di Sardegna di natura incontaminata, scampato agli appetiti della speculazione immobiliare. Sono peraltro luoghi ricchi di storia centenaria, che testimoniano, nel loro silenzio, le sofferenze e lo sfruttamento dei sardi nelle miniere. Peraltro, luoghi inseriti all'interno del Parco Geominerario della Sardegna con una legge dello Stato e riconosciuti Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Dice il bando, e sembra una beffa: "Sono le architetture di un'epoca passata, elegantissime, sui fianchi delle alte colline affacciate verso il mare, a volte a ridosso delle spiagge, sovrastate dalle creste di una catena montuosa frastagliata, fra boschi di leccio, macchia mediterranea, foreste protette. Sorgono in una zona costiera, in gran parte intatta e scampata alla edificazione che ha interessato molti altri tratti della costa sarda, e carica di suggestione, di bellezza e fascino. Un vero spettacolo della natura". Insomma, un vero "spettacolo della natura", che, per una cifra irrisoria, la giunta regionale si appresta a regalare alle multinazionali del mattone. Uno "spettacolo della natura", "scampato all'edificazione", afferma la Regione, è destinato all'edificazione, afferma la Regione. Alberghi di lusso, campi da golf, centri “benessere”, che un domani saranno di proprietà delle multinazionali o di qualche fondo immobiliare, gestiti dalle multinazionali, dove l'unico esercizio per i sardi sarebbe ancora una volta quello di cameriere. Peraltro, in una zona delicatissima dal punto di vista ambientale, dove tutti possono ammirare il cervo sardo in libertà o le bellissime dune di Piscinas, le magnifiche rovine di Naracauli e degli altri siti in svendita (si allegano foto).Una beffa, rafforzata da fatto che il bando parla della necessità di effettuare una bonifica ambientale, salvo poi spiegare che sarebbe a spese e a carico della Regione. Insomma, i sardi si prendono l'onere della bonifica, mentre il compratore si prende lo "spettacolo della natura"! Siamo alla privatizzazione dei benefici e socializzazione dei costi, niente male.
L’opposizione. Nel mentre si è costituito nell’Isola un Comitato locale che ha denunciato questa vergogna, questa vera e propria cartolarizzazione di beni pubblici. Il 30 giugno 2006 la CISL regionale, organizzazione che si è dichiarata contraria a questa cartolarizzazione, ha organizzato una grande manifestazione pubblica di protesta che si è tenuta a Masua, uno dei siti minerari in vendita. Di rimando, con la sua solita arroganza, Renato Soru ha liquidato gli oppositori con la seguente battuta: “I portatori di perplessità sono invitati a trasferire i dubbi da altra parte”, negando così la vendita di questi beni (basta leggere il bando di gara e tutti gli allegati per rendersi conto che così non è), ovvero (per cercare di rimediare), sostenendo che non di vendita si tratta, ma più semplicemente di concessione. E comunque, sempre a detta di Soru, i beni si riferiscono a qualche capannone arrugginito di poco valore. Tutto falso e peraltro documentabile. Quindi di vendita si tratta e di beni che vanno oltre a qualche lamiera arrugginita (nel bando sono tutti calendati con precisione). Nulla e nessuno è riuscito a fermare la svendita. Anzi, come già detto, il governatore Soru ha rilanciato con propositi di vendita di altri pezzi pregiati di Sardegna. Il Comitato che si batte contro la vendita di questi beni ha di recente promosso una manifestazione pubblica di protesta in piazza, che si è tenuta lo scorso 1° ottobre a Montevecchio.
Il bando. Ma andiamo oltre e concentriamoci su questo bando. La gara si svolgerà secondo procedura negoziata privata distinta in due fasi, la prima per la presentazione della documentazione comprovante i requisiti di ammissibilità dei soggetti partecipanti, la seconda per la presentazione di una proposta di piano urbanistico di riqualificazione dell’area, di un progetto economico e gestionale di sviluppo e valorizzazione socio-economica, di un’analisi del fabbisogno e di un eventuale progetto di sviluppo delle infrastrutture viarie e di collegamento, e di un’offerta economica per l’acquisto dei beni. La scadenza del bando, per la manifestazione di interesse, è stata fissata per il 3 luglio scorso. Chi ha presentato domanda di partecipazione ?
Semplice, Lombardia Immobiliare Spa, del gruppo Ligresti-Fondiaria-Sai, Sviluppo Sardegna Spa (un gruppo di interesse economico, una sorta di Ati di cui pare facciano parte imprenditori francesi e sardi), Hines Italia (che fa capo ad un fondo immobiliare americano) e ... Pirelli Real Estate, per intenderci uno degli elicotteristi. Come si vede, notoriamente e storicamente tutti benefattori della Sardegna. Bene, oggi, a distanza di 3 mesi, non si conoscono ancora ufficialmente gli esiti di questa gara. (alcune indiscrezioni vorrebbero l’esclusione di Sviluppo Sardegna SpA).
Ora è necessario fare un passo indietro. Torniamo al 26 aprile u.s., quando la giunta regionale di Soru ha approvato la delibera (n° 17/9) con cui ha deciso di vendere i compendi ex minerari. All'interno si può leggere della nomina di una commissione di esperti che dovranno seguire l'iter della gara, dalle linee guida progettuali alla documentazione tecnica da allegare. Beh, ad affiancare i funzionari della Regione saranno Enrico Corti, l'avvocato Pietro Carlo Sironi e l'arch. Paola Dui. Corti è ordinario di Urbanistica a Cagliari, Sironi è avvocato della Orrick, Herrington & Sutcliffe (16 uffici in 7 paesi, società di consulenza finanziaria che nel proprio portafoglio clienti ha, tra gli altri, guarda caso, Pirelli Real Estate, Merrill Lynch e la Colony Capital di Tom Barrack, il padrone della Costa Smeralda). Paola Dui, invece, architetto, fu candidata alle Regionali 2004 con Progetto Sardegna, il partito di Renato Soru. Quest'ultima collabora con lo studio Amati di Roma srl, specializzato nell'edilizia terziaria e industriale.
Solo ad onore di cronaca, per evidenziare possibili conflitti di interesse, si devono riportare alcuni elementi denunciati più volte da alcuni parlamentari e consiglieri regionali, come la recente vicenda della sponsorizzazione di Tiscali per la squadra del Cagliari calcio (i cui diritti televisivi sono in mano de La7); il caso della società Telecom che ha acquistato nel 2005, da Tiscali, il 95% della controllata francese Liberty Surf; un numero monografico sulla Sardegna (in edicola nell’agosto u.s.) della rivista Darwin, realizzato con la pubblicità istituzionale della Regione Sarda e presentazione scritta del governatore Soru, detto che tale pubblicazione è edita grazie alla sponsorizzazione della Fondazione Silvio Tronchetti Provera.
Cosa si vende. Dice la Regione Sardegna nei suoi documenti: "La costa sulla quale si affacciano questi villaggi è scampata alla edificazione che ha interessato molti altri tratti della Sardegna. Il Piano Paesaggistico consentirà solo il recupero dell'edilizia e dell'architettura industriali, con volumetrie aggiuntive determinate dalle esigenze di moderni iniziative turistico-alberghiere di alta qualità…. La Sardegna offre l'opportunità di un investimento turistico in riva al mare: l'ultima occasione di realizzare anche nuove volumetrie...". Stiamo parlando di un ecosistema fragilissimo già messo a dura prova da un disordinato e crescente impatto turistico, dall'elevata domanda imprenditoriale di trasformazione delle zone costiere e dai fenomeni di inquinamento derivante dalle miniere dismesse, con estese superfici coperte da detriti e fanghi, e i principali corsi d’acqua (Rio Piscinas, Rio Irvi e Rio Naracauli) contaminati da Zn, Cd, Pb e altri metalli pesanti. Tutto questo a pochi passi da Piscinas, il più vasto complesso dunale d'Europa e dell'intero bacino del Mediterraneo, estremamente fragile e ad alto rischio di degradazione. Il tratto di costa è caratterizzato da dune di sabbia con presenza di fitta macchia mediterranea. La gran parte del biotopo è caratterizzato da ambiente collinare. E' l' unico biotopo a comprendere bioclimi termomediterraneo secco mesomediterraneo inferiore e mesomediterraneo medio. Da segnalare in questi compendi la presenza di uno degli ultimi tre nuclei originari di Cervo sardo. La piccola area umida retrostante la costa è invece frequentata da interessanti specie ornitiche svernanti. L'alto valore di biodiversità delle specie vegetali e delle formazioni vegetali conferisce a questi siti rilevanti qualità ambientali, di tutto interesse europeo. Nella zona è stato poi avviato il progetto LIFE-Natura “Dune di Piscinas - Monte Arcuentu” per la tutela e conservazione delle specie locali quali il cervo, l’aquila reale, il ginepro. Le aree e i fabbricati messi in vendita, furono acquistati, nel '98, dalla IGEA SpA (di proprietà regionale), con un contratto in cui la Regione rinunciava ad esigere "il ripristino, il risanamento e il riassetto, anche ambientale" dalla società venditrice (la SNAM, del gruppo ENI) quindi se ne assumeva l'onere, per poi, "terminati i lavori di riabilitazione e recupero", trasferirli "gratuitamente agli Enti Locali interessati", ovvero ai Comuni. Oggi invece ci si dimentica di questi impegni e si vende.
Il Parco Geomineraio. Il bando di fatto preclude ogni possibilità di iniziativa da parte del Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna, in cui ricadono detti beni. Anzi, detti beni vengono di fatto sottratti ai compiti di valorizzazione sociali e statutari previsti per questo organismo. La partecipazione del direttore generale del Parco all’organismo di valutazione, pure prevista dal bando, non soddisfa né rispetta le prerogative del Parco come sancito dal decreto 16 ottobre 2001, istitutivo del Parco. Infatti tale decreto attribuisce al Parco, attraverso i componenti degli organi direttivi, la finalità di “assicurare la conservazione e valutazione del patrimonio tecnico, scientifico, storico-culturale ed ambientale dei siti e dei beni ricompresi nel territorio”, nonché la competenza a:
- recuperare e conservare i territori e il patrimonio di archeologia industriale;
- proteggere e conservare gli habitat e il paesaggio culturale generato dall’attività industriale nonché le zone di interesse archeologico e i valori antropici delle attività umane connesse all’espletamento delle attività minerarie;
- promuovere e sostenere attività educative, ricreative, sportive e artistico-culturali compatibili con i valori da tutelare;
- promuovere, sostenere e sviluppare centri di ricerca di eccellenza di livello internazionale;
- collaborare con gli enti locali e con le istituzioni competenti al fine di concorrere alla creazione, nel territorio del Parco, di un nuovo processo integrato di sviluppo sostenibile;
- curare, d’intesa con gli enti locali preposti, il coordinamento di interventi di bonifica, di riabilitazione e di recupero;
Ebbene, per realizzare tali finalità e adeguarsi alle competenze sopra indicate, il decreto istitutivo indica come incompatibili con gli obiettivi sopra indicati:
- qualsiasi mutamento della destinazione dei terreni e quanto altro possa incidere sulla morfologia del territorio;
- il danneggiamento e la distruzione dei manufatti;
- l’esecuzione di nuove costruzioni e la trasformazione di quelle esistenti;
- lo svolgimento di attività pubblicitarie non autorizzate dall’organismo di gestione;
La Carta di Cagliari. Il 30 Settembre 1998, alla presenza dei rappresentanti dell’Unesco (Maurizio Taccarino), del Governo Italiano (Edo Ronchi), della Regione Autonoma della Sardegna (Federico Palomba), della Commissione Nazionale Italiana Unesco (Tullia Carettoni), dell’Ente Minerario Sardo (Giampiero Pinna), dell’Università di Cagliari (Pasquale Mistretta) e dell’Università di Sassari (Alessandro Maida) è stata sottoscritta la cosiddetta CARTA di CAGLIARI. Con essa i sottoscrittori, riuniti a Cagliari per celebrare il riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco del Parco Geominerario Storico, Ambientale della Sardegna (il primo al mondo), preso atto che nelle stesse aree “è presente un’immenso patrimonio immobiliare di grande valore sotto il profilo architettonico e dell’archeologia industriale inserito in contesti ambientali e paesaggistici di particolare bellezza e spettacolarità”, hanno decretato che “…i territori del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna sono riconosciuti di rilevante interesse internazionale, nazionale e regionale in quanto portatori di valori di carattere universale”, stabilendo che fossero “da salvaguardare e tutelare i valori presenti nel territorio del Parco con particolare riferimento a:
· Il contesto geologico strutturale con le sue peculiarità paleontologiche, idrogeologiche e geomorfologiche.
· Il patrimonio tecnico scientifico legato alle opere dell’arte, della tecnica e dell’ingegneria mineraria.
· Il patrimonio di archeologia industriale delle strutture sotterranee e superficiali più rappresentative e delle infrastrutture con particolare attenzione ai sistemi di collegamento e di trasporto.
· Il patrimonio documentale delle opere, degli insediamenti, delle tradizioni, dei saperi, degli usi e costumi e delle vicende umane dell’attività mineraria.
· Le emergenze e i reperti archeologici e storico culturali connessi all’espletamento dell’attività mineraria”.
La Carta di Cagliari, stabilisce altresì che “Nei territori del Parco deve essere assicurato un nuovo modello di sviluppo sostenibile e compatibile con i valori da tutelare e conservare” e che a tal fine si concordasse “sull’esigenza di perseguire i seguenti obiettivi fondamentali:
- Promuovere attività educative, ricreative, sportive e artistico culturali compatibili con i valori tutelati.
- Promuovere nei settori delle georisorse, dei materiali innovativi, dell’ambiente e delle fonti energetiche rinnovabili attività di formazione e ricerca scientifica anche attraverso la costituzione di centri di eccellenza di livello internazionale.
· Promuovere e sostenere un processo integrato per l’insediamento di attività economiche compatibili nei settori della trasformazione industriale delle materie prime locali (con particolare attenzione alle piccole e medie imprese), del turismo ecologico e culturale, dell’artigianato tradizionale e innovativo locale, dell’agricoltura e della zootecnica allo scopo di creare, anche attraverso la realizzazione di adeguate opere infrastrutturali, un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
Il danno erariale. Peraltro, con questo suo procedere, la Regione rischia di mettere in atto un gravissimo danno erariale. Si ricorda infatti che nell’ordinamento costituzionale è danno erariale non solo la perdita o la cattiva spendita del danaro pubblico, ma anche la "mancata soddisfazione dei bisogni e degli interessi pubblici". Giustamente, quindi, la giurisprudenza della Corte dei conti ha considerato il danno erariale "una parte" del danno "cagionato allo Stato", ed ha individuato nel danno pubblico il vero oggetto del giudizio di responsabilità amministrativa. Si tratta di un indirizzo pienamente condiviso dalle sezioni unite della Corte di cassazione, le quali hanno affermato che "la lesione di uno specifico interesse pubblico costituisce danno erariale", precisando che "lo Stato-comunità mira ad assicurare l'equilibrio economico della società... demandando allo Stato-amministrazione la tutela concreta dell'interesse generale del corpo sociale alla salvaguardia, all'incremento ed al progresso dell'economia nazionale (continua)
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20-10-06, 10: 59
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#8 | | Forumista
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| Fatti & Misfatti (2) Beni culturali. Detto che con la delibera di Giunta regionale 17/9 del 26 aprile 2006 (Bando di gara per la cessione, riqualificazione e trasformazione di ambiti di particolare interesse paesaggistico del Parco Geominerario della Sardegna) si è avviata la procedura di cessione dei compendi minerari di Masua, Monte Agruxau, Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli, tutti ricompresi nel Parco Geominerario della Sardegna (istituito con legge 23 dicembre 2000, n. 388, articolo 114, comma 10), è importante sottolineare che il soggetto proprietario è la S.p.A IGEA, società controllata dall’EMSA il cui patrimonio è, in forza della legge regionale di scioglimento, attribuito alla Regione (articoli 7 ed 8 della legge regionale 33/98). La procedura di cessione avviata non pare abbia verificato se le aree minerarie debbano essere qualificate come “siti minerari di interesse storico od etnoantropologico” e, quindi, “beni culturali” ai sensi dell’articolo 10, comma 1 e comma 4, lettera h) del codice Urbani. Ciò in forza delle seguenti considerazioni. Il codice Urbani introduce infatti una nuova categoria di beni culturali, non presente nel previgente Testo unico 490/99: con l’articolo 10, comma 4, lettera h) individua i “siti minerari di interesse storico od etnoantropologico” come beni culturali. Ciò significa che qualora le aree minerarie siano riconosciute di interesse storico od etnoantropologico, esse sono senz’altro da considerarsi come Beni Culturali. A questo proposito, per essere riconosciuti come beni culturali, tali siti minerari devono vedere un pronunciamento della Soprintendenza BAAAS ovvero della Soprintendenza Archeologica competente per territorio, ovvero, nel nostro caso, di quelle di Cagliari. Per quanto già detto, i siti minerari in questione sono ricompresi però nell’ambito territoriale del “Parco Geominerario della Sardegna” i cui territori sono qualificati - dall’articolo 114, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 - “come meritevoli di conservazione e valorizzazione in quanto aventi rilevante valore storico culturale ed ambientale”. Si aggiunga poi la proclamazione di Patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco e l’adozione della Carta di Cagliari. Tutto ciò sta a dimostrare che sussistono i presupposti perché vengano compiuti gli accertamenti in ordine alla sussistenza dei requisiti necessari per qualificare, in tutto o in parte, i territori del Parco Geominerario come “siti minerari di interesse storico od etnoantropologico» e quindi sottoporli alla tutela del codice Urbani”. Gli accertamenti da compiere sono diversi a seconda che si ritenga che le aree minerarie siano considerate complessivamente siti minerari ed a seconda che si tratti di beni di proprietà pubblica o meno. In tal senso la Giunta regionale avrebbe dovuto compiere questo tipo di accertamenti - che però non risultano - investendo del problema la Soprintendenza BAAAS e la Soprintendenza Archeologica di Cagliari. Insomma, se tali aree fossero dichiarate, in tutto o in parte, beni culturali, probabilmente tutti gli interventi necessari per la riqualificazione e lo sviluppo economico non potrebbero essere effettuati secondo gli intendimenti attuali della Regione, quelli di vendita per usi turistici.
NEL CASO IN CUI I TERRITORI MINERARI
SIANO RITENUTI SITI MINERARI E SIANO PUBBLICI
In questo caso la tutela del codice Urbani scatterebbe immediatamente e comunque prima di ogni qualsivoglia intervento di trasformazione ovvero prima di ogni ipotesi di vendita o cessione. Recita infatti l’articolo 12, comma 1, del codice Urbani: “Le cose immobili e mobili indicate all’articolo 10, comma 1, (…) sono sottoposte alle disposizioni della presente parte (del Codice Urbani) fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2.”. Comma 2 che a sua volta, recita: “I competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta (…) verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, ar-cheologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1 (…)”. Da ciò deriva - se i beni in questione fossero beni pubblici o di appartenenza pubblica ovvero di società private senza fini di lucro e se la loro realizzazione datasse da oltre cinquant’anni - (come siamo convinti sia) che essi non possono essere alienati se non prima di aver compiuto la procedura di verifica dell’interesse culturale di cui all’articolo 12 del medesimo Codice. Il primo comma del citato articolo 12 recita infatti: “Le cose immobili e mobili di cui all’articolo 10, comma 1(…) sono sottoposte alle disposizioni della pre-sente parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2”. Inoltre, tra le disposizioni comprese nella parte del Codice citata, figura l’articolo 53 che dispone, al primo comma: “I beni culturali appartenenti allo Stato, alle Regioni ed agli altri enti pubblici territoriali (…) costituiscono il demanio culturale”, ed al secondo comma: “i beni del demanio culturale non possono essere alienati (…) se non nei modi previsti dal presente codice”». L’articolo 56 dispone altresì, nel caso in cui la proprietà sia ascrivibile a società private senza fini di lucro, “..è altresì soggetta ad autorizzazione da parte del Ministero (…) l’alienazione di beni culturali appartenenti (…) a persone giuridiche private senza fini di lucro”. Da ciò deriva che prima dell’effettuazione della verifica di interesse culturale non si può disporre l’alienazione di beni di proprietà pubblica o di società private senza fini di lucro, pena la nullità degli atti adottati, prevista dall’articolo 164 del Codice che dispone: “Le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti contro i divieti stabiliti dalle disposizioni del Titolo I della parte seconda senza l’osservanza delle condizioni e modalità da esse prescrit-ti, sono nulli”.
NEL CASO IN CUI I TERRITORI MINERARI
SIANO RITENUTI SITI MINERARI SOLO IN PARTE E SIANO PUBBLICI
Un ulteriore problema nasce, in via subordinata, qualora non si riconoscesse la sussistenza della qualificazione di bene culturale per i compendi minerari considerati unitariamente. Non è infatti da escludere - anche dalla sola descrizione effettuata negli allegati della deliberazione in oggetto - che in tali compendi minerari possano rinvenirsi solo dei singoli beni culturali ascrivibili ad una delle categorie di cui agli articoli 10 e 11 del codice Urbani. Negli elenchi descrittivi dei beni in vendita vengono citati singoli manufatti per i quali è in corso da tempo la procedura di apposizione del vincolo di bene culturale. In tal caso, per quei singoli beni, qualora venissero considerati di appartenenza pubblica, scatterebbero le disposizioni soprarichiamate con conseguente divieto di alienazione fino a quando non venga chiusa la procedura di verifica ex ar-ticolo 12 del codice.
NEL CASO IN CUI I TERRITORI MINERARI SIANO RITENUTI
IN TUTTO O IN PARTE SITI MINERARI
E SIANO CONSIDERATI DI PROPRIETÀ PRIVATA
Qualora, invece, i compendi minerari fossero da considerarsi beni privati (in quanto in titolarità alla IGEA spa), potrebbero scattare le procedure di dichiarazione di interesse pubblico ai sensi dell’articolo 13 del codice, con conse-guente revisione degli atti sin lì posti e con assoggettamento dei beni culturali così individuati alle disposizioni in materia ed al relativo obbligo di conseguire la preventiva autorizzazione ministeriale all’alienazione ed all’approvazione dei progetti di trasformazione.
Al danno segue la beffa. Nel bando internazionale di vendita di questi compendi sono ricompresse anche le case dei minatori in pensione, che in questi giorni vengono quindi sfrattati. Con il risultato che i vecchi operai, per acquistare le case in cui vivono da tre decenni dovrebbero partecipare al bando internazionale cui hanno manifestato interesse Pirelli Re, Lombarda Immobiliare di Ligresti, un’associazione temporanea d’imprese chiamata Sviluppo Sardegna, e inoltre la Hines Italia, fondo investimento americano.
Si tratta di 200 ex minatori che vivono in case assegnate dalle aziende minerarie trent’anni fa. Molti di questi, negli anni, non hanno fatto istanza di usucapione perché a monte c’è sempre stata la promessa di una vendita. Invece così non è avvenuto e adesso per i vecchi minatori che, nel frattempo hanno trasformato vecchi ruderi in piccole case, si ripresenta il problema. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno più di sessant´anni, sono ammalate di silicosi e vivono in piccole case ristrutturate con i soldi della liquidazione e la promessa di poterle acquistare.
Tutto questo sta accadendo in Sardegna, nel silenzio pressoché assoluto, nel momento in cui l’Unesco boccia i siti italiani, dal Veneto alla Sicilia, che rischiano così l’esclusione dalla lista dei beni Patrimonio dell’umanità a causa del loro incompatibile sfruttamento, speculazione e degrado. (Fine)
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20-10-06, 11: 00
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#9 | | Forumista
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| Gattopardi Chevalley pensava: "Questo stato di cose non durerà; la nostra amministrazione, nuova, agile, moderna cambierà tutto". il Principe era depresso: "tutto questo" pensava "non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; ... e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno, saranno gli sciacalli, le iene... e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra".
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo, Feltrinelli editore, 1958)
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20-10-06, 11: 01
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#10 | | Forumista
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| Sardegna Pattumiera Ad ognuno il suo ?
Sardegna-pattumiera
Duecento tonnellate di rifiuti
in arrivo dalla Campania
Nell'elenco delle regioni che si porteranno a casa una fetta di spazzatura della Campania c'è anche la Sardegna. Le 38 mila tonnellate di immondizia sparse lungo le strade dei Comuni all'ombra del Vesuvio hanno infatti convinto l'assessorato alla Difesa dell'ambiente a far arrivare sull'Isola circa 200 tonnellate di rifiuti solidi urbani indifferenziati. Rifiuti che presto verranno stoccati nella discarica di "Coldianu", nei pressi di Ozieri. La Regione ha dunque deciso di dare una mano ai colleghi partenopei guidati da Antonio Bassolino garantendo la propria disponibilità al commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso. La richiesta del capo del dipartimento della Protezione civile è arrivata sul tavolo del neo assessore alla Difesa dell'ambiente, Cicitto Morittu, lo scorso 14 ottobre (lettera n° 25188/cd/rif). L'esponente dei Ds ha immediatamente girato l'invito alla società di gestione della discarica, il Consorzio Zir di Chilivani-Ozieri. Avant'ieri è arrivata la conferma : «Piena disponibilità al conferimento richiesto». Ovvero, è scritto nella lettera di risposta, «circa cinquecento metri cubi di rifiuti urbani indifferenziati prodotti nella Regione Campania». Nella sua richiesta, l'assessorato all'Ambiente ha motivato la scelta della discarica di Ozieri dopo aver valutato la situazione degli impianti regionali. «É quello che presenta una maggiore volumetria disponibile a ricevere 500 metri cubi di rifiuti», spiega la Regione. «Vi ringraziamo per aver scelto il nostro impianto al fine di trovare una soluzione parziale alla grave emergenza», replica il presidente del Consorzio industriale, Salvatore Luridiana. E infatti la discarica di primo livello ( ontrollata per il 51 per cento dal Consorzio Zir di Chilivani e per il 49 dalla Chilivani Ambiente), oltre a servire una buona parte dei Comuni del Logudoro e dintorni, è subissata di domande che provengono da tutta l'Isola. Richieste che non sempre possono essere accolte. Nel fugace scambio d'amorosi sensi tra la Regione e gli amministratori della discarica, è stata stabilita anche la tariffa di smaltimento applicata per i conferimenti cosiddetti «fuoriambito»: circa cento euro a tonnellata, compresa di Iva ed ecotassa. Insomma, le pratiche burocratiche sono state sbrigate e le 200 tonnellate di rifiuti potrebbero sbarcare a giorni sulle coste dell'Isola. A stabilire la data esatta ? così come espressamente richiesto dal Consorzio industriale di Chilivani - sarà lo stesso assessorato all'Ambiente. E mentre in Sardegna la vicenda rimane avvolta nel silenzio, ieri in Sicilia (esattamente nella discarica di Castellana Sicula, provincia di Palermo) sono arrivati trentasei Tir carichi di rifiuti partiti in nave dalla Campania, circa mille tonnellate. Le proteste di una dozzina di consiglieri comunali e le tensioni al porto di Catania non hanno comunque impedito che la spazzatura venisse portata nella discarica. Entra dunque nel vivo l'«operazione salvataggio della Campania» fortemente sostenuta dal presidente regionale del Piemonte, Mercedes Bresso. Un appoggio «in nome del principio della reciprocità tra regioni» che lunedì scorso la Bresso ha concretizzato con una presa di posizione ufficiale. «Ci prenderemo carico di 3.500 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania perché rappresentano soltanto lo 0,15 per cento della spazzatura prodotta dai piemontesi nel 2005», ha comunicato l'assessore all'Ambiente, Nicola De Ruggero. «Si tratta della stessa quota che verrà accolta dalla Lombardia - conclude - ma inferiore a quella prevista per Toscana ed Emilia Romagna che riceveranno 4.300 tonnellate». La spazzatura verrà stoccata nelle due discariche di Asti, quella di Valterza e di Cerro Tanaro. L'appello della Bresso è stato raccolto anche dal governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, disposto a farsi carico di un migliaio di tonnellate. Ma a dispetto delle dichiarazioni di solidarietà bipartisan, arrivano le proteste di chi non vuole che la propria regione diventi una delle «pattumiere d'Italia». A guidare la rivolta sono la Lombardia, il Piemonte e la Calabria. «Ogni anno la Campania si trova con tonnellate di rifiuti da smaltire che invadono le strade delle sue città - sostiene il capodelegazione della Lega della giunta regionale lombarda, Davide Boni - e non è giusto pagare per la mancanza di volontà dimostrata dagli amministratori campani nel momento in cui avrebbero dovuto pianificare e risolvere il problema dei rifiuti». Anche in Piemonte i politici regionali e provinciali di Alleanza nazionale, Lega e Forza Italia criticano pesantemente la scelta della Bresso. «È un gesto da incoscienti e in questo senso Torino non è in grado di dare soccorso a nessuno». Il dissenso che arriva dalla Calabria ha lo scopo di scongiurare l'arrivo di cinquecento tonnellate di rifiuti al giorno per un totale di dieci giorni. Infatti il consiglio comunale di Cassano allo Ionio ha approvato un documento contro l'ordinanza disposta dal commissario regionale per l'emergenza ambientale che sancisce l'arrivo dei rifiuti. «La nostra discarica di Contrada Silva deve restare al servizio del territorio». Domenica scorsa (15 ottobre) Bertolaso aveva confermato che i trasferimenti dei rifiuti della Campania sarebbero partiti entro la fine di questa settimana. «Stiamo aspettando le risposte dalle regioni - aveva precisato il capo della Protezione civile - e a breve ci sarà un miglioramento sul fronte della nuova emergenza che ha investito la Campania». Quindi ha aggiunto: «Non é stata presa alcuna decisione né sulle modalità di trasferimento dei rifiuti, né sui siti di stoccaggio. Le notizie riportate dalla stampa sui possibili quantitativi che dovrebbero essere trasferiti nelle altre regioni sono le libere interpretazioni di chi le riferisce». Aveva concluso sibillino. Per avere un quadro generale della situazione-rifiuti a livello nazionale e per comprendere la portata del problema basti pensare che ogni italiano produce mediamente 533 chili di rifiuti l'anno. L'ultimo dato utile risale al 2004 e dice che il Belpaese ne ha fabbricato 131 milioni di tonnellate. Una produzione che non risulta uniforme in tutto il Paese. Infatti la relazione del presidente della Commissione ambiente al Senato, Tommaso Sodano, rileva che nelle regioni del nord si produce il 45 per cento dei rifiuti urbani mentre nel Centro (con il 20 per cento della popolazione) si arriva al 22 per cento. Al Sud, invece, con un terzo della popolazione, si produce il 32 per cento. Negli ultimi anni i rifiuti urbani sono in costante crescita: tra il 1999 e il 2004 l'aumento è stato dell'11,3 per cento.
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20-10-06, 11: 04
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#11 | | Forumista
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| RealCaimani RealCaimani:"Conosciamoli da vicino".
Immobiliare Lombarda S.pA. (1)
“La prima, in ordine di arrivo, è l'Immobiliare Lombarda S.p.A.: è un'antica società immobiliare, quotata in borsa, è uno dei gruppi storici della borsa italiana”.
(Renato Soru, conferenza stampa del 3 luglio 2006. Presentazione delle società candidatesi ad acquistare i beni ex minerari del Sulcis/Iglesiente per la realizzazione di hotels, centri benessere e campi da golf).
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A grande richiesta, dopo un lungo e proficuo lavoro di indagine, siamo in grado di raccontarvi (in esclusiva) vita e miracoli delle tre società che hanno deciso di partecipare al bando per la cartolarizzazione dei siti ex minerari, per intenderci, quello voluto tenacemente dal governatore Soru e dalla sua Giunta.
Iniziamo, quindi, con l’Immobiliare Lombarda S.p.A, del Gruppo Ligresti-Fondiaria-Sai.
Vi dice niente ?
La Milano da bere
16 luglio 1992, cinque mesi dopo l’arresto di Mario Chiesa, Salvatore Ligresti, amico fraterno di Bettino Craxi, viene portato in una cella di San Vittore. È accusato di corruzione per aver comprato a suon di tangenti, per la sua società di costruzioni Grassetto, gli appalti della metropolitana milanese e qualche terreno pubblico. Nel 1993 è accusato di aver fatto ottenere alla Sai (tramite mazzette) un superaccordo che unisce Eni e Sai, a cui è affidata la gestione di tutti i contratti assicurativi dell’ente petrolifero. Per Eni-Sai, Ligresti si becca 3 anni e 6 mesi, condanna limata in appello a 2 anni e 4 mesi e confermata in Cassazione. Niente carcere, affidamento ai servizi sociali. Ma la pena ha un risvolto bizzarro: secondo il codice, una condanna definitiva fa venire meno i requisiti di "onorabilità" necessari per guidare le compagnie d’assicurazione. Per questo il pregiudicato Ligresti dovette lasciare tutte le cariche sociali (ad ogni modo, nei mesi scorsi Salvatore Ligresti è stato riabilitato e dunque non ha più impedimenti formali a partecipare a pieno titolo ai Cda).
A sostituirlo ci pensarono i figli. Jonella è Presidente della Fondiaria-SAI, vicepresidente di Premafin S.p.A, vicepresidente di Atahotels S.p.A, Consigliere di amministrazione di Capitalia, di Mediobanca e della RCS (attualmente il 63.527% del capitale ordinario di Rcs MediaGroup – che controlla anche il Corriere della Sera – è in mano ad un Patto di sindacato, di blocco e consultazione, di cui fa parte, con il 5,05%, Salvatore Ligresti); Giulia è Presidente/Ad della Premafin S.p.A e Consigliere di amministrazione della Pirelli & C.; Paolo è anch’esso vicepresidente del Consiglio di amministrazione di Atahotels S.p.A. - la società che controlla gli alberghi del gruppo, tra cui il Tanka Village e relativo impianto di golf di Villasimius (di cui Ligresti è presidente) – ma soprattutto è Presidente della Immobiliare Lombarda S.p.A.
Salvatore Ligresti
Salvatore Ligresti arriva a Milano sul finire degli anni cinquanta. Non ha alcun capitale, solo una laurea in ingegneria conseguita all’università di Padova e un gran fiuto per gli affari. È siciliano, è nato il 13 marzo 1932 a Paternò, in provincia di Catania. Ma è a Milano che stringe i rapporti che gli schiuderanno le porte del successo. Attorno al finanziere siciliano, comunque, a Milano crescono subito leggende nere, che adombrano rapporti sotterranei con la mafia. La domanda che circola nei salotti buoni è: ma dove ha preso, questo signore, tutti quei soldi? Come ha potuto diventare il padrone della Sai un uomo che nel 1978 dichiarava al fisco un reddito di 30 milioni? Come ha fatto a diventare, in pochi anni, uno dei cinque uomini più ricchi d’Italia, uno dei pochi italiani presente nelle classifiche di Forbes e Fortune? Sulla presunta mafiosità di Ligresti vengono compiute anche indagini ufficiali, molto discrete, senza che nulla trapeli. Negli anni Ottanta è già l’immobiliarista più potente di Milano, con in cassaforte, oltretutto, il pacchetto di azioni che gli permette di controllare la Sai e una serie di piccole quote di società importanti, dalla Pirelli (5,4 per cento) alla Cir di De Benedetti (5,2%), dalla Italmobiliare di Giampiero Pesenti (5,8%) all’Agricola Finanziaria di Raul Gardini (3,7%). Tanto che qualcuno comincia a chiamarlo “Mister 5 per cento”. Resta, per la finanza italiana, un oggetto misterioso, dalle origini sconosciute e con un impero dai confini incerti.
Può vantare mille amicizie, tra queste quelle con l’ex senatore missino Antonino La Russa, suo compaesano di Paternò, in provincia di Catania. Uno dei figli di Antonino, Ignazio La Russa, Ligresti lo ha visto crescere: ragazzino, poi mazziere del Msi-Dn, infine leader di An. A lui Ligresti mise addirittura a disposizione la sua tv, Telelombardia, che ha contribuito a rendere famosa quella faccia luciferina. Peraltro, Vincenzo La Russa, il figlio maggiore di Antonino, è Consigliere di amministrazione dell’Immobiliare Lombarda S.p.A, mentre Antonino La Russa Junior Geronimo, figlio di Ignazio La Russa, risulta essere Consigliere di amministrazione della Premafin S.p.A, ovvero della società che controlla l’Immobiliare Lombarda S.p.A.. Oggi, però, c’è un altro uomo dentro An che è molto vicino a Ligresti: Massimo Pini, che fu consigliere dell’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri. Anche in questo caso il rapporto viene da lontano: da quando Pini era socialista, messo da Craxi a fare prima il Consigliere d’amministrazione della Rai, poi il membro dell’ufficio di presidenza dell’Iri, con la missione di fare la guerra all’allora presidente Romano Prodi. Pini fu prima voluto da Salvatore Ligresti nel Consiglio d’amministrazione della Fondiaria e ora risulta essere vicepresidente dell’Immobiliare Lombarda S.p.A. Più di recente, l’ex premier Silvio Berlusconi, dopo aver recuperato la sua funzione di presidente del Milan, carica che aveva abbandonato in seguito alla legge sul conflitto di interessi, ha fatto in modo - su proposta di Fininvest – di fare nominare nel Cda del Milan Paolo Ligresti, figlio di Salvatore e soprattutto, per quanto già detto, Presidente della società Immobiliare Lombarda S.p.A e del Consiglio di amministrazione di Atahotels S.p.A.
Immobiliare Lombarda S.p.A
L’Immobiliare Lombarda S.p.A è una società immobiliare coinvolta nella gestione e nello sviluppo del patrimonio immobiliare del gruppo Ligresti. Nel 1999 la società è stata costituita in seguito allo scorporo del ramo di azienda immobiliare della Premafin Finanziaria. In seguito, con la fusione tra Progestim (sviluppo dei patrimoni immobiliari) e l’Immobiliare Lombarda, avvenuta nel 2005, il settore Real Estate ha visto nella nuova Immobiliare Lombarda, società controllata da Fondiaria-Sai Spa, un “player” di caratura internazionale. La società vanta un patrimonio di 252 immobili, per 800milioni di euro (23% immobili con destinazione residenziale, 34% immobili con destinazione a terziario, 19% immobili a destinazione commerciale, 24% aree edificabili, aree industriali dismesse e terreni) e da terreni per un totale di 1.4 milioni di metri quadri.
Del Consiglio di amministrazione dell’Immobiliare Lombarda S.p.A. fanno pure parte:
- Antonio Talarico, amministratore delegato e direttore generale;
- Luigi Pisanu, avvocato, consigliere comunale di Sassari per Forza Italia, meglio noto per essere figlio dell’ex Ministro degli interni Giuseppe Pisanu;
Peraltro, il giovane Pisanu, laurea in giurisprudenza alla Luiss di Roma nel 1999, si è distinto per un dottorato presso l’Università di Sassari e pubblicazione de “Le privatizzazioni nella Regione Sardegna”.
Forse il governatore Soru, nel decidere di privatizzare gli ex siti minerari, si è dato alle “buone” letture ?
E peraltro, come già detto, Antonio Talarico è anche Presidente del Consiglio di amministrazione della società Athahotels S.p.A., proprietaria a Villasimius del Tanka Village. Proprio laggiù, a due passi, il sette ottobre si sono ritrovati autorevoli magistrati del Consiglio di Stato, giudici del Tar, l’assessore regionale all’urbanistica, tecnici e ambientalisti per discutere in un qualificatissimo convegno sugli effetti delle norme contenute nel nuovo piano paesaggistico della Sardegna. Peccato che i signori del Tanka Village abbiano costruito senza autorizzazione una grande tensostruttura destinata a meeting vista mare. Una struttura abusiva, per la quale – cogliendo i rumors che arrivano in queste ore dal Palazzo di Giustizia – passerà qualche guaio proprio Antonio Talarico.
Che oggi, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale, ha preannunciato l’acquisto da Efibanca del 20% di IGLI, ovvero nella finanziaria che detiene il pacchetto di maggioranza relativa di Impregilo, principale General Contractor italiano per dimensioni e fatturato, attualmente il principale gruppo italiano nel settore delle costruzioni, dell'ingegneria (realizzazione di infrastrutture per il trasporto, il ciclo di trattamento delle acque e nelle opere per l'ambiente). Nell'ottobre 2005 Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si è aggiudica la gara per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.
Ciliegina sulla torta.
A sfrugugliare i bilanci della Immobiliare Lombarda S.pA del Gruppo Ligresti se ne scoprono delle belle. Tra i cosiddetti azionisti rilevanti di questa società immobiliare compare, come d’incanto, la Banca Intesa S.p.A. (8,5%) e la Banca Popolare dell’Emilia Romagna Scarl (2,6%). Vi direte: cosa c’entrano la Banca d’Intesa e la Banca Popolare dell’Emilia Romagna ? Semplice, in questo gioco di scatole cinesi non si può non notare che la prima Banca è l’azionista di maggioranza del Credito Industriale Sardo (CIS), diretto dall’imprenditore turistico Giorgio Mazzella (la moglie è amministratore dell’emittente sarda Sardegna UNO, dove pare essere gradito ospite il governatore Soru). La seconda Banca, invece, controlla il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari, che a loro volta detengono il 16% del pacchetto azionario del CIS. Ed è azionista del CIS anche la Regione Sardegna, ove fino a poco tempo addietro sedeva, come Consigliere di amministrazione un tale Soru. A ciò si aggiunga, facendo un passo indietro, che nel Consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna siede, tra gli altri, un tale Gabriele Racugno. Ebbene, sarà un caso, ma nello sfrugugliare i bilanci della Tiscali S.p.A. si scopre che un tale Gabriele Racugno fa parte del Consiglio di amministrazione del noto provvider sardo. Senza malanimo, sono tutte coincidenze, no ? Potevamo dimenticarci della RCS MediaGroup S.p.A, la società che controlla il Corriere della Sera ? No di certo. Ne abbiamo già parlato sopra. Abbiamo pensato a questa società ricordandoci di una bellissima e commovente intervista al governatore Soru di Sabelli Fioretti sul Corriere Magazine di qualche settimana fa. Ebbene, nel Consiglio di amministrazione di RCS MediaGroup S.p.A siede Jonella Ligresti. Tra gli azionisti rilevanti di RCS MediaGroup S.p.A troviamo Capitalia S.p.A. E chi siede nel Consiglio di amministrazione di Capitalia S.p.A ? Semplice, sempre lei, Jonella. Peraltro, sempre tra gli azionisti rilevanti di RCS MediaGroup S.p.A. troviamo Banca Intesa S.p.A, la Pirelli & C. S.p.A, Mediobanca S.p.A e… la Premafin S.p.A del Gruppo Ligresti, che controlla l’Immobiliare Lombarda S.p.A. Se poi non vi siete persi, allora annotate che nel Consiglio di amministrazione di Mediobanca S.p.A siede Jonella Ligresti (ma dorme la notte ?) mentre in quello della Pirelli & C ci siede Giulia. Sempre Ligresti. Ad abundantiam.
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